Lettere alla redazione

Ecco un’altra lettera da una collega.

Lo sciopero giustificato

Scusatemi se rido!
Ma Io uno sciopero con la giustificazione non avevo mai sentito! Via, giù…
Fermiamoci un attimo a riflettere.
Che cosa abbiamo fatto ai nostri giovani?
Che cosa è successo?
Non voglio iniziare a dire cosa facevo io in più o in meno rispetto a loro, ma vorrei solo far notare una cosa:
quando facevate sciopero, voi, miei coetanei, avevate genitori contenti e felici?
O il più delle volte dovevate giustificarvi dicendo: “lo facevano tutti! Sarei stata l’unica ad entrare!”
Scioperavamo con talmente tanto gusto e piacere proprio per questo! Perché i genitori non erano d’accordo e ai professori facevi perdere la tabella di marcia.
Programmavamo con largo anticipo, al massimo di un pomeriggio, un evento fuori dagli schemi, epocale, magari per saltare quell’ora di greco in cui la sorte ti avrebbe potuto condannare.

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Perché scioperavamo?
Mah, il più delle volte protestavamo contro il sistema, eravamo contro gli adulti, ovvio, rapiti da quella che era la tipica tensione adolescenziale!
Mai avremmo voluto un placet da docenti, presidi, genitori, ministri!
Mai!
Erano sogni e speranze di ragazzi e li urlavamo strampalati per aiutarci a crescere!
Eravamo in piena opposizione al
‘Sistema’: un sistema chiaro, in cui gli adulti ci mostravano la loro strada con le loro decisioni, e noi..?
Beh volevamo solo dirgli che stavano sbagliando, a prescindere, che noi, adulti come loro, non lo volevamo diventare.
Non volevamo alleati, volevamo scontrarci!
E lo volevamo fare per migliorare le generazioni future…
Io sono scesa in piazza più di una volta, ho fatto sit-in e picchetti davanti al Comune perché la palestra del mio istituto era praticamente inagibile.
Ho lottato contro ‘il sistema’ che non si preoccupava di sistemare alcune delle più basilari strutture scolastiche, come cavi, soffitti e tende!
Facevamo il classico e quando protestavamo noi eravamo gli occhialuti con l’apparecchio che avevano scartabellato tutte le motivazioni e fatto una serie di richieste scritte, precise e puntuali!
Sì eravamo ‘seghe’ anche in quel senso!
Avevamo sogni, speranze e facevamo rivolte!
Urlavamo, anche più di altri, ma nessuno dei grandi ci appoggiava.
Ci rispondevano: “Voi non capite! Non si può fare!”
Ma che rivoluzione porti avanti se il tuo ‘contro’ ti dà ragione e ti dà pure il permesso di farlo? Magari aizzandoti, senza però indirizzarti…
contro chi vai?
Quando dico che ai ragazzi abbiamo rubato i sogni, penso a questo: nessuno contro cui lottare, nessuno di concreto reale.
Stiamo sognando al posto loro, cari miei, volendo rimanere al posto loro, magari vicini di banco, gomito a gomito, per non sentirci vecchi e magari falliti.
Ci scordiamo di quel precetto di vita fondamentale che dovrebbe essere impresso nelle nostre menti a lettere cubitali: NOI SIAMO GUIDE… non siamo il nostro futuro, quello lo sono loro!
Lasciamoli protestare… ma la giustificazione, quella no… non possiamo dargliela!
Buona giornata!
E. R.

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One thought on “Lo sciopero giustificato

  1. Io credo che qualcosa/qualcuno contro cui lottare ci sia eccome. Davvero non vedo quale sia il problema se il sistema scuola abbia appoggiato l’iniziativa. Viviamo in un mondo marcio, dove la leggedel profitto è l’unica ad avere valore; in barba alla salute degli acquirenti. Abbiamo bisogno di giovani attenti e sensibili al problema e, perché no, devono sapere di essere nel giusto e di poter contare sull’appoggio dei propri educatori

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