Lettere alla redazione

Pubblichiamo questa lettera pervenutaci da una nostra lettrice, in riferimento ad una dichiarazione della senatrice Granato, riportata sulla sua pagina ufficiale.



Un “manipolo” di indignati

Nel pomeriggio di ieri, una senatrice pentastellata vicina al mondo della scuola, ha pubblicato un post diffamatorio nei confronti di una parte del mondo docente, a suo dire, suoi colleghi.
Screen Granato
Dopo una prima lettura, la mia reazione, come quella di molti altri precari, è stata di rabbia, sconforto e, soprattutto, disgusto.
Perché offendere una parte di una classe lavoratrice che in questo momento sta lavorando con mezzi propri e in condizioni di grave difficoltà?
Perché esternare questo disgusto nei confronti di coloro che sono deboli per definizione, in quanto non tutelati come si deve, nel mondo del lavoro?
Perché non limitarsi ad un dignitoso silenzio e magari capire quanto siano serie e motivate le nostre richieste?
Sono domande, queste,  a cui non voglio dare risposta.

No non lo voglio fare, non ha senso e porterebbe ad un nulla di fatto. E come si ascolta in un celebre pezzo musicale: “Non voglio dare un senso a questa cosa, perché un senso non ce l’ha…” (guarda te chi mi tocca citare per farmi capire!).




Va detta però una cosa importante: la senatrice in questione ha sollevato una questione importante. “La scuola non è un ufficio di collocamento!” è vero!

Infatti stessi a casa guadagnerei quasi di più col reddito di cittadinanza che ad andare a lavorare a un’ora da casa e in situazioni, a volte, estreme, con tre figli piccoli, magari ammalati, lasciati ad una  baby Sitter che devo pagare con quello che rimane del resto del benzinaio.
“La scuola non è un ente che accoglie chi ha fallito altrove!”(si evince dal post in questione!), in effetti, io laureata in lettere classiche, ho sempre pensato di poter ricevere un nobel per la letteratura, ma guarda che mi è toccato andare a fare, spiegare per ben quattro ore al giorno davanti ad uno schermo costellato di ragazzi, bellissimi e vitali, Dante e Boccaccio, che ora capita proprio a fagiolo!
Ha definito i miei colleghi “Un manipolo…” siamo un esercito, lo sappia, c’è un po’ di differenza nel numero di soldati, e da quanto mi par di leggere, agguerriti e pronti a tutto, a tutto fuorché ad essere presi in giro!
Sì presi in giro, perché se vogliamo essere corretti e parlare “di un minimo di selezione”, come lei definisce una prova assurda di sessanta domande in sessanta minuti, selettiva, forse non ha chiaro cosa significhi la parola “minimo”.
Vede senatrice, lei sostiene che sia giusto dare ai nostri studenti docenti preparati, bene, ha ragione, le ricordo infatti che se non fossimo stati all’altezza del mestiere per il quale abbiamo firmato un contratto, saremmo stati licenziati. Se così non è stato, vuol dire che il lavoro è stato svolto correttamente.





Vogliamo mandare in classe persone selezionate? Bene! Seguite il modello inglese e fate sì che, alla fine del percorso di studi, una laurea e magari un master in metodologie didattiche (che male non fa mai!), se si decide di intraprendere il ruolo di docente, si sia affiancati da un tutor, un docente anziano, un Dungeon Master, un elfo dei boschi, un Virgilio redivivo, che dopo un periodo di tempo ci metta la corona d’alloro e ci dica: sei riuscito “a riveder le stelle!” (alzo il tiro delle citazioni, speriamo di essere seguita!). Oppure ci dica: “Figliolo… ci sono tanti altri settori che potrebbero aver bisogno di te. Il settore primario, biologico, è in continua ascesa!”.

Ecco una roba così, insomma…
Quindi cara Senatrice pentastellata, abbia la decenza di chiedere scusa a chi ha supportato per anni la scuola, colpita da quelli che ormai sono anche i vostri errori, i vostri vuoti decisionali, non ricorrete a “pratiche vetuste” (questa la citazione è proprio ad uopo!), come un test a crocette, che non è valido né sufficiente nemmeno per la patente.
Prevedete di assumere chi la scuola la fa da anni, magari ascoltando le valide proposte fatte da colleghi e sindacalisti; considerate che abbiamo voglia e disponibilità, poca economica ma tanta in termini di volontà, a frequentare corsi universitari come Pas; seguite l’esempio di regioni autonome come il Trentino, che a settembre metterà in classe coloro che hanno seguito i ragazzi in questa situazione così anomala.




Non fate l’errore di bandire un concorso in piena pandemia mondiale, saremmo lo zimbello di tutta Europa: “Non fanno concorsi da otto anni, ma decidono di bandirli in piena pandemia!”, un modo tutto nuovo per fare selezione, peccato che sia a costo della vita, qui di ironico, purtroppo, non c’è nulla. La vostra proposta è solo tragica.

La saluto cordialmente,
Docente precaria di lettere, ormai da otto anni,
Eleonora Rossi.

La redazione aggiunge in calce all’articolo il link ad una importantissima petizione in favore degli insegnanti precari. Petizione che suggerisce di agire secondo quanto consigliato dal CSPI

http://chng.it/bgZ64QH7